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Pavia - S. Agostino

10 dicembre 2011 - Pellegrinaggio a Pavia in occasione della Mostra Sant’Agostino Pavia Cripta della Cattedrale.

Per fare un pellegrinaggio non è necessario andare lontano, almeno per chi abita in provincia di Milano. A dicembre io e un piccolo gruppo di persone della Fraternità e amici, ci siamo recati  a Pavia presso la tomba di S. Agostino.

Si può scoprire cose nuove

Il fatto che S. Agostino fosse sepolto a Pavia è stata per  me una scoperta che ha suscitato meraviglia e curiosità.  Avevo sentito parlare molto di questo Santo, Padre e Dottore della Chiesa; lo sapevo grande teologo e filosofo il cui pensiero si studia a scuola attraverso i suoi  numerosi scritti ( è l’autore cristiano più letto e “Le confessioni”, il suo capolavoro,  è il testo più venduto anche tra i non credenti ), per cui lo ritenevo un santo per i dotti e i sapienti , lontano dalle persone semplici.

 La vita di Agostino in breve

Agostino nacque nella provincia d'Africa, nella città di Tagaste, da genitori dell'ordine dei curiali, di onesta condizione e cristiani. Fu da loro allevato ed educato con ogni cura e anche con notevole spesa, e fu inizialmente istruito nelle lettere profane, cioè in tutte quelle discipline, che chiamano liberali”. Con queste parole Possidio, il primo biografo di Agostino, introduce il racconto della vita del suo illustre amico.

In una piccola città dell'attuale Algeria, l'odierna Souk Ahras, Aurelio Agostino vide la luce il 13 novembre del 354. Dei suoi genitori, Monica, la madre, era cristiana, come Possidio stesso scrive; il padre, Patrizio, era invece pagano e solo alla fine della vita aderì alla fede cristiana

Assecondando le ambizioni dei genitori, incoraggiati dal brillante ingegno che il loro figlio manifesta sin dalla più tenera età, Agostino intraprende gli studi superiori, laureandosi infine rètore (professore "in lettere") a Cartagine.

Qui, in una città per metà ancora pagana, Agostino scopre gli amori facili e gli ozi giovanili riempiti di avventure conturbanti. Abbandona del tutto gli insegnamenti cristiani che la madre gli aveva istillato da bambino, aderendo ad una setta pseudo-religiosa in voga, quella dei manichei

Sempre a Cartagine intreccia una relazione con una donna, con la quale convive per circa dodici anni e ne avrà un figlio, Adeodato.

Nel 383, a 29 anni,  consolida la sua carriera di rètore trasferendosi prima a Roma e poi a Milano, dove ha ottenuto una prestigiosa carica presso la corte imperiale.

La presenza di Monica, che lo ha raggiunto dall'Africa, e l'assiduo ascolto della predicazione di Ambrogio, vescovo di Milano,  lo aiutano a riscoprire la fede cristiana, quella fede alla quale era stato formato da bambino e che aveva finito per disprezzare come una favola per sprovveduti. Proprio in questo contesto manifesta il "santo proposito" di dedicarsi completamente a Dio, rinunciando alla carriera e al matrimonio.

Nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 387 Agostino è battezzato da Ambrogio, insieme al figlio Adeodato, al fratello Navigio, all'amico Alipio e ad altri discepoli. Ritornato in Africa nel 388, conduce per tre anni vita ritirata nella sua casa di Tagaste, insieme ai suoi amici, gettando le basi di quello che sarà poi il suo specifico stile di vita religiosa. Divenuto sacerdote nel 391 e vescovo nel 395, si dedica per tutta la vita nell'attività pastorale: catechesi al popolo, studio della Sacra Scrittura e ricerca teologica.

A questo intenso impegno, testimoniato da una vasta messe di scritti, si aggiungono l'amministrazione della giustizia, che la legislazione costantiniana demandava per alcune materie anche ai vescovi.

Ambrogio battezza Agostino, formella dell'arca marmorea trecentesca in San Pietro in Ciel d'Oro

Muore a Ippona circondata dai Vandali il 28 agosto del 430, dopo 40 anni di intensissimo e fecondo servizio episcopale

Contatto sul luogo

Il primo contatto con  Agostino lo abbiamo  nella Basilica S. Pietro in Ciel d’Oro dove riposa in un’arca marmorea molto bella, capolavoro della scultura lombarda del Trecento. L’opera è “un enciclopedia della fede”, delle virtù teologali, cardinali e monastiche con episodi della sua vita.

Nella cripta riposano i resti  del re longobardo Liutprando  (il re che fece trasferire  le reliquie del santo dalla Sardegna, riscattate a peso d’oro dai Saraceni), e di Severino Boezio , console, senatore e filosofo, vittima nell’anno 525 della crudeltà del re Teodorico.

Il silenzio del luogo e le testimonianze della fede ci hanno invitato alla preghiera. Abbiamo affidato al Santo tutte le persone a noi care, in particolare i nostri figli e i giovani che, anche senza saperlo, cercano Dio: anche Agostino ha sperimentato la loro stessa inquietudine e sete di verità.

La Basilica è uno scrigno di tesori spirituali e artistici (molto bella la maestosa sacrestia con le sue volte a vela ricca di decorazioni grottesche) ed è custodita dai religiosi agostiniani che con altre istituzioni, riunite nel Comitato Pavia città di S. Agostino, attraverso numerose iniziative (convegni storico-artistici, mostre, le Settimane Agostiniane  date inizio da Paolo VI, ecc.) fanno conoscere il Santo, spiegano sempre meglio e diffondono in Italia e all’estero il suo pensiero.

La mostra  “Sant’Agostino. Si conosce solo ciò che si ama”

Anche noi, dopo la visita alla sua tomba, sentiamo più vivo il desiderio di conoscere meglio Agostino attraverso la mostra "S. Agostino. Si conosce solo ciò che si ama", allestita nella cripta medievale della Cattedrale, viene incontro a questo nostro desiderio, essa  ha infatti proprio questo obiettivo: fare entrare direttamente in contatto con Agostino, farlo incontrare al di là degli stereotipi e delle conoscenze sommarie  che si hanno di lui.

La Provincia di Pavia e il Comune di Pavia allestiscono a Pavia la mostra nell’inverno 2011/12 per commemorare in maniera ancora più solenne l’anniversario della nascita del santo, il 13 novembre 354.

L’iniziativa è un atto d’omaggio che Pavia vuole rendere al suo “concittadino” sant’Agostino di cui conserva le spoglie mortali dal sec. VIII nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. “Con questa mostra si conferma una volta di più l’impegno della Provincia di Pavia a far conoscere Sant’Agostino, prezioso patrimonio culturale e spirituale della città”,...

Più che parlare di Agostino, la mostra fa parlare direttamente il Santo. Le sue citazioni e frasi riportate su grandi pannelli e lette dal vivo dalle guide, ci conducono nella sua vita, ci fanno entrare subito in sintonia con lui, e ci aiutano a cogliere la sua umanità e la sua straordinaria attualità.

Che cosa ci fa sentire vicini ad Agostino?

Non ha avuto una vita facile, la sua storia può essere detta una storia moderna sia per la sua complicata storia famigliare, sia per le difficoltà all’interno della Chiesa con i pericoli delle eresie, sia per i problemi di povertà e giustizia così numerosi e drammatici anche nel suo tempo.

“Si conosce solo ciò che si ama” e  lui ama la vita in tutti i suoi aspetti, anche i più carnali, ed investe tutte  le sue energie intellettuali, affettive, vitali, fino all’eccesso, in ciò che lo attrae.  Solo dopo  un lungo e travagliato percorso (il suo catecumenato durerà dieci anni) segnato da  una dura lotta per il dominio delle passioni che imperversavano con prepotenza dentro di lui, Agostino  cederà all’ amore di Cristo e potrà dire “ci hai fatti per Te, Signore, il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” (Confessioni I, 1,1).

Cosa colpisce della vicenda di sant’Agostino?

Quello che  mi ha molto colpito della vicenda di S. Agostino è proprio la sua conversione lunga e travagliata ma alla fine  così decisiva. In questo suo viaggio dalle tenebre del non senso della vita alla luce della fede sono stati importanti oltre la madre Monica, il Vescovo Ambrogio,  un prete di nome Simpliciano, anche un laico cristiano  di nome Ponticiano. Anche l’incontro breve e occasionale con questo compatriota, uomo di corte, che non temeva di vivere da Cristiano in una società largamente pagana, ha contribuito alla sua conversione.

In ognuno di essi Agostino riconoscerà il volto di Dio che lo cercava ancor prima che lui lo cercasse: tutto per lui sarà grazia preveniente, cioè che ci precede.

 Ecco, di Agostino vorrei avere la  passione del cuore che cerca Dio in ciò che gli accade. Conoscere per lui non è  stato solo uno sforzo intellettuale ma il frutto di questa passione del cuore  che gli farà  dire che “non si conosce se non per amicizia”. Agostino ha colto come una sfida di andare sempre più a fondo al  suo insopprimibile desiderio di felicità, che lo porta a conoscere Cristo non come un’idea o una morale, ma come  una Presenza viva,  l’unica che può rispondere all’inquietudine del suo cuore e nella quale troverà il compimento della sua ricerca di verità e pienezza.

 

 Preghiera di S.Agostino

 “Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai.
Tu eri dentro di me ed io ero fuori. Lì ti cercavo.
Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te.
Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità;
balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità;
diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te,
gustai e ho fame e sete;
mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace
(Confessioni X, 27, 38)”

 

vissuto e descritto da Franca Secchi