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Novara - S. Gaudenzio

Pellegrinaggio a San. Gaudenzio

Il giorno 26/01/2013 l’Associazione “Fraternità ss. Pietro e Paolo” si è riunita in Novara per condividere un pomeriggio di contemplazione e preghiera sul Santo Patrono della città, attraverso l’Arte.

La visita è iniziata alle ore 16.00 nell’area esterna antistante l’entrata della Basilica di San. Gaudenzio, dove per l’occasione ci attendeva don Mario PEROTTI storico della diocesi di Novara, il quale si è reso disponibile a fare da guida per illustrare le bellezze architettoniche e pittoriche della Basilica, nonché a dare notizie storiche sulla vita del Santo. Don Mario, persona colta e generosa, è stato disponibilissimo a fornirci qualsiasi tipo di spiegazione e grazie alle sue risposte abbiamo riscoperto la figura di un Santo che a molti non era noto, e a farci capire in quale contesto storico Gaudenzio ha dovuto operare per poter evangelizzare le popolazioni dell’est Piemonte.

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La visita, come si è già ribadito, è iniziata al di fuori della Basilica per poter visionare l’aspetto imponibile della Cupola, progettata dall’Ing. Antonelli; infatti, per costruire la Basilica fu scelto il luogo più alto di Novara, 165 mt. sul livello del mare e la stessa Cupola arriva ad un’altezza tale che tutt’oggi risulta la più alta costruzione in muratura di Europa. Questa doppia combinazione fa sì che la città di Novara sia facilmente individuabile a diversi chilometri di distanza in quanto spicca su tutto la grande Cupola.

L'interno

L'interno della Basilica è a unica navata su cui si affacciano sei Cappelle, tutte splendidamente decorate da grandi artisti dell'epoca, come la Cappella della Buona Morte, affrescata dal Morazzone con la pala del Moncalvo; la Cappella dell'Angelo Custode, decorata da Tanzio da Varallo, con la monumentale tela della Battaglia di Sennacherib; la Pala centrale è del pittore romano Giacinto Brandi.

Proseguendo si incontrano la Cappella della Circoncisione, dominata dalla tela del Fiammenghino e la Cappella della Natività con il grandioso Polittico di Gaudenzio Ferrari. Attribuito allo stesso Ferrari è anche il Crocifisso che domina l'omonima Cappella. Conclude la Navata l'altare dedicato alla Vergine di Loreto, decorato ad affresco dal Legnanino.

Il transetto destro è, come detto, occupato dallo Scurolo dove sono conservate le spoglie del Santo Patrono, accessibile nei giorni della festa di San Gaudenzio; il transetto sinistro è dedicato a Sant'Adalgiso, dove fa bella mostra di sé la restaurata pala di Pelagio Palagi. Nella feriale già sacrestia dei curati, posta sulla sinistra del presbiterio, sono conservati i Teleri del Fiammenghino, che raffigurano episodi della vita di San Gaudenzio. 

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La devozione dei novaresi verso il loro Patrono, è ancora molto forte e ogni anno si rinnova nelle celebrazioni che iniziano il 21 gennaio con la cerimonia dell'Apertura dello Scurolo, mentre il 22, giorno della festa patronale, il corteo percorre le vie e le piazze che collegano il Duomo alla Basilica. Durante gli otto giorni di festa, lo Scurolo è meta di un grande afflusso di fedeli.

La cupola

Ritornando a parlare della maestosa Cupola dobbiamo dire che questa è certamente l'elemento architettonico più significativo della basilica, alta 121 metri, progettata dall'architetto-ingegnere Alessandro Antonelli assurta a simbolo della città e segno distintivo del suo panorama, osservabile da tutte le arterie stradali che conducono in città.

Nella prima metà del 1800 col denaro ricavato dalla tassa sulla carne (ogni volta che un abitante della città acquistava un chilo di carne doveva pagare una tassa aggiuntiva), il Comune di Novara accumulò una somma che decise di investire nella costruzione di una cupola sulla preesistente basilica di San Gaudenzio ed affidò l'incaricò all'architetto novarese.

I lavori della Cupola ebbero inizio nel 1844 e furono portati a termine, per diversi cambiamenti del progetto apportati dallo stesso Antonelli, nel 1862. La Guglia che fu costruita tra il 1876 e il 1878. Alla sommità, il 16 maggio dello stesso anno, fu posta una statua del Cristo Salvatore(e non di San Gaudenzio come si potrebbe ritenere) realizzata in bronzo ricoperto di lamine d’oro e alta quasi 5 metri, opera di Pietro Zucchi. Contando anche la statua l'altezza dell'edificio raggiunge i 126 metri.

Attualmente la statua che si trova in cima alla cupola è una moderna copia in vetroresina, mentre quella originale, danneggiata dal tempo, si trova all’interno della basilica, nel “transetto”sinistro.

La Cappella

Nella Cappella del SS. Sacramento troviamo, alle pareti destra e sinistra, otto quadri su tela grezza, detti "teleri", di 268 x 150 cm., rappresentanti scene della Vita di San Gaudenzio, opera di Giovan Mauro Della Rovere detto il Fiammenghino


Dopo la visita alla basilica, la fraternità si è riunita per un momento di preghiera e condivisione e sono stati celebrati i Vespri di San Gaudenzio officiati dal nostro diacono Ferro Giuseppe e dove si è potuto dare una più particolareggiata informativa sulla vita del Santo e patrono della città di Novara.

Il pellegrinaggio non poteva che concludersi in un bel momento di convivialità presso un locale della città “Antica Osteria dei Vini”, dove i fratelli hanno potuto scambiarsi idee e opinioni e anche chiedere ulteriori notizie a don Mario PEROTTI che ci ha onorato della sua presenza presso il locale.

basilicasgaudenziocupola2Ripensando la visita della Basilica abbiamo sottolineato quanto sia importante la familiarità con la parola di Dio che ha nutrito santi come san Gaudenzio, e quanto sia altrettanto importante conoscere la storia delle origini del cristianesimo e scoprire, con la guida, la bellezza dei quadri, delle sculture e dei bassorilievi che ci raccontano con figure, armonie e colori cosa è successo in quel tempo attraverso la fede dei primi cristiani. La storia, l’arte, la cultura, la tradizione popolare, l’ambiente e la bibbia danno origine ad una sintesi che tocca il cuore, la mente, la fede e sono un grande tesoro da scoprire nelle basiliche e nei sacri monti. Sono esperienze da proporre.

Ci ha fatto piacere notare come accanto al nostro gruppo, che ascoltava le spiegazioni della guida, si siano aggregati dei pellegrini che erano attenti alle spiegazioni e alle opere d’arte: non è stata una micro esperienza di evangelizzazione che il Signore ci ha donato e che la fraternità, senza rendersene, si è trovata coinvolta?

Il gruppo locale 2, della Associazione “Fraternità ss. Pietro e Paolo” di Novara


Concludendo questo “Pellegrinaggio”, ci sembra opportuno riportare un pensiero del “Discorso di San Gaudenzio” tenuto dal Vescovo di Novara il giorno della Festa del Santo, mercoledì 23 gennaio 2013.

Carissimi,

oggi, con la solenne celebrazione di san Gaudenzio, giunge a compimento il mio primo anno tra voi. Il giorno 23 gennaio dello scorso anno prendevo possesso canonico della Diocesi di Novara.

La festa del Patrono di Novara e della Diocesi d’ora in avanti rappresenterà per me quasi la scansione delle tappe del mio servizio episcopale alla Chiesa novarese: per così dire il mio compleanno a Novara. Perciò ho pensato di cominciare dall’inizio.

Ho preso tra le mani la biografia medievale di san Gaudenzio, nella bella edizione critica pubblicata esattamente trent’anni fa, e ne ho letto con calma la nitida ed edificante descrizione nello stile delle “Legendae” che dovevano essere appunto lette nella celebrazione del salterio liturgico.

Tra le nove “lectiones” in cui è scandita la Vita mi sono soffermato sulla scena che sento più prossima alla mia condizione attuale e che ho fatto esporre qui sopra col “telero” di Giovanni Mauro della Rovere detto il Fiammenghino, quasi a visualizzare davanti ai vostri occhi la scena che vi faccio riascoltare dalla Vita sancti Gaudentii:

Appena il beato Gaudenzio conobbe, per dono dello Spirito, l’arrivo di un personaggio così eminente [S. Ambrogio], cercò di andargli incontro. E quello, vedendolo, lo baciò teneramente e, quasi gridando, annunciandogli una cosa arcana, gli disse: «Vedo che tu sarai Vescovo». E l’altro, prevedendo per la stessa grazia il futuro, con viso calmo com’era abitualmente, lontano dal contraddirlo, di rimando gli disse: «Sì! Ma sarò fatto da un altro».

E così avvenne che, causa e origine di un identico miracolo, animati da un unico spirito, entrambi predissero il futuro: l’uno relativamente al fatto, l’altro relativamente al tempo. E dopo essersi reciprocamente salutati, il beato Ambrogio ritornò nella città di Milano.

Dopo non molto tempo, secondo la predizione del beato Gaudenzio, tornò al Signore con una gloriosa morte, predicendo a sua volta il successore nella degna persona del beatissimo Simpliciano. [12]

 

E così, per grazia di Dio, [Gaudenzio] meritò per primo di arrivare alla dignità episcopale nella sede novarese. Ricevuto l’onore del pontificato dal beatissimo Arcivescovo Simpliciano, si fece tutto a tutti. [13]

 Vedete che qui sopra nel telero 

Gaudenzio è già vestito con le vesti episcopali, così che la profezia sul futuro è anticipata nella scena al momento dell’incontro.

Il racconto descrive con finezza la reciproca stima di Ambrogio e Gaudenzio e riserva a ciascuno la sua parte: ad Ambrogio la volontà di costituire la Chiesa di Novara dandole un Vescovo, lasciando a Gaudenzio e alla sua comunità il tempo della sua realizzazione. Essa è avvenuta per le mani del successore di Ambrogio, il filosofo neoplatonico Simpliciano, che è stata la vera guida della conversione di Agostino.

Per il resto il racconto della Vita colloca la scena sul cammino di ritorno di sant’Ambrogio da Vercelli, la città di Eusebio maestro spirituale di Gaudenzio.

Al di là del rivestimento edificante ne emerge un’immagine della Chiesa antica che collega con un filo d’oro personalità di grande rilievo che ebbero tutte un ruolo decisivo nella lotta che portò le Chiese del Nord Italia nel grande trapasso culturale dal mondo romano all’evangelizzazione dei popoli germanici.

Un trapasso che troverà nella Città di Dio (413-426) di sant’Agostino l’opera magistrale che è a fondamento dell’Occidente cristiano.