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Cena pasquale Ebraico-Cristiana

La “Fraternità santi Pietro e Paolo” e i Gruppi di Ascolto annessi, seguono normalmente l’Anno Liturgico  nelle loro località.
Ci sono alcuni momenti comuni particolari, durante l’anno, in cui la Liturgia prende un aspetto più “personalizzato”, sempre però su base canonica.
Questi “momenti” vengono celebrati in strutture Parrocchiali, o di Associazioni come la "Nuova Regaldi" di Novara, o di Accoglienza come "Casa Magnaghi" di Rho, o in ambienti particolari di Istituti  religiosi, o nella Sede propria di riferimento, quale la “Scala di Giacobbe” a Castelletto di Cuggiono  MI.


La Cena Pasquale Ebraico-Cristiana



I  14  Riti  del cerimoniale (SEDER)

a cura della Associazione  “Fraternità ss. Pietro e Paolo”

CONSIDERAZIONI

NOI CRISTIANI E LA CENA EBRAICA

Una domanda sorge spontanea: “Perché, noi cristiani, celebriamo, il più possibile  nella sua originalità, la Cena pasquale ebraica?”:
La risposta è questa:
Israele, popolo eletto, scelto e amato da Dio, è parte essenziale nella storia della nostra salvezza.
Quel Dio che libera Israele dalla schiavitù  d’Egitto, è il nostro stesso Dio e quegli avvenimenti hanno fatto sì che la ‘liberazione’ più grande, quella dalla schiavitù dal peccato, giungesse fino a noi.
La liturgia della Cena pasquale ebraica è fedele in tutto, a quanto Esodo e Deuteronomio ci riportano, è suggestiva, è memoriale, è simbolica, è fraterna.  Vale la pena di viverla anche nelle nostre case cristiane.
E’ una liturgia ebraica che ci pare giusto rispettare sostanzialmente nella sua originalità.
Con questo non vogliamo annullare o sminuire il senso della Pasqua cristiana  perché, a differenza della fede giudaica, il Messia atteso e preannunciato dai profeti, sappiamo, noi cristiani, che si è realizzato nella persona di Cristo Gesù.
Ed allora questa celebrazione della Cena ebraica diventa soprattutto il modo di accedere alla Pasqua di Gesù in maniera più intima.
La commemorazione dei fatti dell’Esodo, allora, diventano per noi simbolo dei fatti che ci portano alla nostra pasqua che celebra, come detto sopra, la liberazione dal tiranno più potente: il peccato!
La nostra vera pasqua interiore la celebreremo ufficialmente e solennemente con la Chiesa dal Giovedì santo alla Domenica di risurrezione.

Nei vangeli abbiamo poi parecchi elementi,  per dedurre che Gesù non tralasciava mai di celebrare con i suoi apostoli la cena pasquale tradizionale.
Nella sua ultima cena , Gesù ha apportato delle modifiche e degli inserimenti essenziali, diventati per noi cristiani, traccia precisa di un cammino di salvezza.

Esaminiamo alcuni di questi momenti:

Gesù alla vigilia della sua morte esclama a tavola coi suoi apostoli: “Ho  desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione”.
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Dai tre racconti dei sinottici (Mt 26,26-29 – Mc 14,22-25 – Lc 22,19-20  più la quarta narrazione di Paolo nella 1a lettera ai Corinzi, 11,23-25), Gesù segue la sostanza del rituale giudaico, imprimendole però un senso assolutamente nuovo.
Come quella ebraica, la cena è notturna, si conclude col canto dell’Hallel egiziano, ha al suo interno  i  segni degli azzimi e delle coppe di vino e comprende delle parole che commentano i gesti compiuti.
Gesù però, anziché ripetere i gesti tradizionali dell’Esodo e dell’Haggadah (la narrazione pasquale), introduce alcune nuove e sorprendenti dichiarazioni. Infatti sul pane azzimo spezzato pronunzia le parole “eucaristiche”: “Questo è il mio corpo”.

Sulla terza coppa di vino esclama: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue”. I segni antichi, pur restando identici, sono rivoluzionati nel loro valore e collegati alla persona del Cristo, al suo imminente sacrificio, alla sua perenne presenza nella storia. Da questa pasqua nasce la nuova comunità dei salvati che compirà l’ultimo esodo liberatore.

L’evangelista Giovanni ci conserva nei capitoli 13 – 16 del suo vangelo una   collezione  di   discorsi    che   hanno  come fondale l’ultima cena. Anche se Giovanni non riferisce esplicitamente il racconto  dell’istituzione   dell’Eucaristia   nell’ultima  cena,   egli cerca di svelarne il senso profondo. Col gesto simbolico della lavanda dei piedi e col suo testamento contenuto nei solenni discorsi finali, ripropone il senso fondamentale della cena eucaristica pasquale. Essa, infatti, è il segno supremo della donazione, della salvezza e dell’amore.  Si stabilisce un ideale ponte di collegamento tra gli astanti, i gesti e le parole di quella notte e il Cristo innalzato sulla croce cui non si spezzano le ossa, proprio come se fosse l’agnello pasquale (cfr. Es 12,46).  Tutto il libro dell’Apocalisse sarà dominato dall’Agnello – Cristo, vittima pasquale perfetta.

Concludendo, diciamo che noi cristiani siamo legati alla cena pasquale di Cristo perché da quella è scaturita la nostra salvezza. Questa cena la celebriamo ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia (preghiera, vittima, offerta, sacrificio, immolazione).
Significative, a proposito, sono alcune assonanze tra nuovo e antico rito, come ad esempio, la presentazione di Gesù come  nuovo Agnello (Gv 1,29), il concetto stesso di memoriale, che dimostrano come Gesù non sia venuto ad abolire ma a completare gli antichi riti   (Mt 5,17).
Poco tempo prima della pasqua liturgica, celebriamo la Cena ebraica, perché attraverso questa vogliamo ripercorrere dalle origini  con continuità, il cammino della salvezza   negli   avvenimenti   di   questo popolo ebraico, scelto da Dio per preparare la strada al Cristo, la grande vittima redentrice.
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ALCUNI INSERIMENTI

Ci è sembrato opportuno, quindi, inserire in alcuni riti della Cena ebraica, dei brani del N.T. per trarne, alla luce nuova di Gesù, un significato più interiore e più adatto al nostro cammino spirituale.
Gesù, nell’ultima cena, inserisce la sua haggadah, che sono i discorsi riportati da Giovanni nel suo vangelo ai capitoli 13-17.
Secondo alcuni studiosi anche il celebre discorso sul ‘pane di vita’, che Gesù tiene nella sinagoga di Cafarnao e che è conservato nel cap. 6 sempre del vangelo di Giovanni, conterrebbe la sostanza di una haggadah, cioè di una narrazione – sermone destinata alla cena pasquale eucaristica celebrata nelle comunità di Giovanni (Asia Minore).
    Nel 12° rito della cena ebraica, lavate le mani (11° rito), si pronuncia la benedizione sulla 3a coppa di vino.  E’ questo il momento in cui probabilmente Gesù ha pronunziato la sua benedizione consacratoria sul calice.  Questa coppa, infatti, è la più importante delle 4 rituali, è chiamata "Il calice del memoriale o della benedizione” e viene inghirlandata di fiori.
Nel 5° rito, quindi, ci è sembrato opportuno inserire alla fine, nelle sue parti essenziali, l’Haggadah di Gesù, come descritto da Giovanni.
Così nel 6° rito (Benedizione del pane azzimo) parte del discorso di Gesù nella sinagoga di Cafarnao.
Così nell’11° rito, nella 2a lavanda delle mani, viene riportato il gesto di Gesù che lava i piedi ai discepoli ed il suo significato.
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PREPARAZIONE
SUPPELLETTILI

5 coppe per vino  per il padre di famiglia  
1 coppa (delle 5) inghirlandata
1 catino e 1 brocca e 2 asciugamani
3 piatti vuoti da usarsi nella cerimonia
1 vassoio grande per il “piatto” di cui a pag. 4
scodelle  per le acque aspre (6)

CIBI E BEVANDE

pani azzimi (senza lievito ma col sale) da ordinare in modo specifico al panettiere (200 gr. ca. a   partecipante)
agnello e/o capretto (300 gr. ca. a partecipante)
sedano (2-3 pezzi a partecipante)
insalata amara (50 gr. ca. a partecipante)
lattuga (20-30 gr. a partecipante)
uova sode (1 a partecipante)
aceto - acqua (1-2 ciotole)
limone - acqua (1-2 ciotole)
sale - acqua (1-2 ciotole)
vino (a sufficienza)
haroset: macedonia di succo di mela grattugiata, fichi e noci (piuttosto succosa -1-2 ciotole)
macedonia tradizionale (in abbondanza  -  minimo 1 bicchiere a persona)
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IL PIATTO

In un vassoio debbono trovarsi i seguenti ingredienti e così disposti:
3 azzime  sovrapposte

                          1 uovo sodo  lattuga  agnello

                                                        haroset

                                             sedano
FUORI PIATTO

acqua e sale                                                        acqua e limone  
acqua e aceto             macedonia mista di frutta

LA  TAVOLA

La  ‘Tavola’, inizialmente deve essere così preparata:

Tovaglia
Due o tre candelieri con le candele accese
Al centro della tavola, il “Piatto”  preparato con gli ingredienti e coperto con un tovagliolo
Un piatto piccolo per ogni commensale per mangiare il sedano, le erbe, la lattuga, il pane e l’haroset.
Un bicchiere per ogni commensale per bere il vino delle 4 coppe rituali
Un tovagliolo per ogni commensale

IL  PERSONALE

Il  capo famiglia che, generalmente è il padrone di casa
Due servitori, scelti tra i commensali
Lettori, per le varie letture già predisposte
Cantori, per i vari canti
I 4 giovani per le domande
I   primogeniti  per l’uovo
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INTRODUZIONE
Si introduce il Seder  (cerimoniale della cena) con un canto

Hinne ma tov umanaym    (Ecco quanto è buono e bello
Sevet ahim gam yahad    il sedersi dei fratelli l’un con l’altro)

Oppure dal Salmo 133

Oh, come è bello e gioioso
    stare insieme come fratelli

Come olio che scende sulla barba
profumando anche le vesti.
    Come olio che scende sulla barba,
    sulla barba di Aronne  

Oh, come è bello e gioioso
    stare insieme come fratelli

E’ rugiada che scende dall’Ermon
sopra i monti di Sion.
    Là il Signore ci benedice
    e dà la vita per sempre.

Oh, come è bello e gioioso
    stare insieme come fratelli
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HAGGADAH  DI PASQUA
Il Testo della Cena Pasquale ebraica

I  RITI

1° rito

QADDESH   [ consacrare]

CONSACRAZIONE DELLA FESTA
1a   COPPA


I servi portano
la  1a coppa di vino –
e l’appoggiano sulla tavola davanti al padre di famiglia.
Poi  versano il vino
nei bicchieri dei commensali
Un   lettore   legge:

Dt 5,12-15
Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore tuo ti ha comandato.  Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.

Il    padre   di famiglia,
solleva   la coppa
Si  recita    la seguente preghiera:
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PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo che creasti il frutto della vite.

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo, che ci hai scelti fra tutti  i  popoli  e  ci hai innalzati sopra ogni lingua e ci hai santificati mediante i tuoi comandamenti.  Nel tuo amore per noi,   Tu   ci   hai   dato,    o    Signore    nostro   Dio,  momenti di gioia, feste, tempi di letizia, questo giorno di festa delle azzime, questo bel giorno di sacra riunione, festa della nostra libertà,    in ricordo  dell’uscita dall’Egitto.
Veramente Tu hai scelto e consacrato noi fra tutti i popoli e ci hai dato le tue sante feste da vivere in gioia ed allegrezza.
Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo, che ci fai vivere, ci conservi e ci hai fatto arrivare a questo giorno.

Tutti   bevono

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2° rito

URCHATZ   [ lavare]
1a  LAVANDA DELLE MANI

Tutti   recitano

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo che ci hai santificati con i tuoi comandamenti  e ci hai ordinato di lavarci le mani.

I   servi   con catino ed asciugamano
si apprestano a lavare le mani ai commensali.
Un    lettore   legge


Mc 7,1-8
Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè   non    lavate - i farisei infatti e tutti i giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione  degli  antichi,   e  tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservando molte altre cose per tradizione, come lavature dei bicchieri, stoviglie e oggetti di rame - quei farisei e scribi lo interrogarono:  “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?”  Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
    questo popolo mi onora con le labbra,
    ma il suo cuore è lontano da me.
    Invano essi mi rendono culto,
    insegnando dottrine che sono precetti d’uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.
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3° rito

KARPAS   [ sedano]
RITO DEL SEDANO

I   servi   portano in tavola il piatto del sedano, mentre un   lettore  legge:

Gn 1,29
Poi Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo”.

I   servi  portano in tavola le ciotole di acqua e sale, acqua e aceto, acqua e limone, mentre  un   lettore  legge:

Es 1,8-13
Allora sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto  Giuseppe.  E disse  al  suo   popolo:  “Ecco  che  il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi.  Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese”.  Allora vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone le città - deposito cioè Pitom e Ramses.  Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva oltre misura;  si cominciò a sentire come un incubo la presenza dei figli d’Israele. Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d’Israele trattandoli duramente.


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Tutti    recitano

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo
creatore del frutto della terra.

Tutti   mangiano  il sedano intingendolo nelle ciotole con le acque aspre
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4° rito

YACHATZ   [ dividere]

DIVISIONE DEL PANE AZZIMO


Il  padre di famiglia  prende dal “piatto” una delle 3 azzime
La spezza in due,
riponendo una metà nel piatto, mentre l’altra metà viene nascosta sotto la tovaglia o un tovagliolo mentre
un   lettore  legge:


Es. 12,17-20
Osservate gli azzimi, perché in questo stesso giorno io ho fatto uscire le vostre schiere dal paese d’Egitto; osserverete questo giorno di generazione in generazione come rito perenne. Nel primo mese, il giorno quattordici del mese, alla sera, voi mangerete azzimi fino al ventuno del mese, alla sera.
Per sette giorni non si troverà lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà del lievito, sarà eliminato dalla comunità di Israele, forestiero o nativo del paese. Non mangerete nulla di lievitato; in tutte le vostre dimore mangerete azzimi.

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5° rito

MAGGHID   [ narrazione]
NARRAZIONE  PASQUALE


I  servi  portano in tavola  un piatto vuoto
e lo pongono davanti al  “Piatto”.
Il   padre  prende la zampa d’agnello arrostita e l’uovo,
e li ripone nel piatto  bianco,
un   lettore  legge:

Es. 13, 3-5
Mosè disse al popolo: “Ricordati di questo giorno, nel quale siete usciti dall’Egitto, dalla condizione servile, perché con mano potente il Signore vi ha fatti uscire di là: non si mangi ciò che è lievitato. Oggi voi uscite nel mese di Abib. Quando il Signore ti avrà fatto entrare nel paese del Cananeo, dell’Hittita, dell’Amorreo, dell’Eveo e del Gebuseo, che ha giurato ai tuoi padri di dare a te, terra dove scorre latte e miele, allora tu compirai questo rito in questo mese”.

Il   padre  prende il “Piatto” scoperto, lo solleva
e   tutti  recitano:

Ecco il cibo della sofferenza, che i nostri padri mangiarono in terra d’Egitto; chiunque ha fame venga e mangi; chiunque ha bisogno venga e faccia la pasqua. Quest’anno qui, l’anno prossimo in terra d’Israele. Quest’anno qui come schiavi, l’anno prossimo in terra d’Israele come uomini liberi.
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La zampa d’agnello e l’uovo vengono rimessi nel “Piatto”

Quattro commensali più giovani, iniziando dal minore pongono le seguenti domande

Perché mai è diversa questa sera da tutte le altre sere?
Perché tutte le altre sere non intingiamo neppure una volta, mentre questa sera intingiamo due volte (una nell’haroseth e un’altra nell’aceto)?
Perché tutte le altre sere mangiamo indifferentemente pane lievitato o pane azzimo, questa sera solo pane azzimo?
Perché tutte le altre sere mangiamo qualunque verdura, questa sera solo erbe amare?

Mentre      i più giovani        ascoltano ,
gli   adulti   così rispondono:

Schiavi noi fummo del Faraone in Egitto, ma di là ci fece uscire il Signore, nostro Dio, con mano forte e braccio disteso.
Se il Santo - benedetto egli sia - non avesse fatto uscire i nostri padri dall’Egitto, noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli saremmo ancora schiavi del Faraone in Egitto.
Perciò, anche se fossimo tutti saggi, tutti intelligenti, tutti esperti  nella  Torah  (la Legge),  sarebbe ancora  nostro dovere intrattenerci sull’uscita dall’Egitto; anzi quanto più ci si sofferma a trattare dell’uscita dall’Egitto, tanto più si è degni di lode.


Il   padre  di famiglia  prosegue  da solo
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E’ la Provvidenza divina che ha assistito i nostri padri e noi, poiché non uno soltanto è insorto contro  di  noi
per distruggerci; in tutti i secoli infatti sorge qualcuno contro di noi per sterminarci, ma il Santo - benedetto egli sia - sempre ci salva dalla loro mano.

“Il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano forte, con braccio teso, con grande terrore, con segni e prodigi”     (Dt. 26,8)

“Il Signore ci fece uscire dall’Egitto”,

non per mezzo di un angelo, non per mezzo di un serafino, non per mezzo di un incaricato: ma il Santo - benedetto egli sia - egli stesso con la sua gloria, come è detto:

“In quella notte io passerò per il paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dei d’Egitto. Io sono il Signore!”    (Es. 12,12).

“Io passerò per il paese d’Egitto” –
 significa - Io stesso, e non un angelo.

“Colpirò ogni primogenito” –

 Io stesso e non un serafino

“Di tutti gli dei d’Egitto farò giustizia” –

Io, e non un incaricato

“Io sono il Signore” –

Io e nessun’altro.

Si ricordano brevemente le 10 piaghe d’Egitto. Un   lettore  legge:

Es 7,8,9,10,11,12
Mosè e Aronne eseguirono quanto aveva ordinato il Signore: Aronne    alzò         il bastone          e         percosse          le     acque che erano nel Nilo sotto gli occhi del faraone e dei suoi servi. Tutte le acque che erano nel Nilo si mutarono in sangue.

Il Signore disse a Mosè: “Comanda ad Aronne: Stendi la mano con il tuo bastone sui fiumi, sui canali e sugli stagni, e fa’ uscire le rane sul paese d’Egitto!”. Aronne stese la  mano sulle acque d’Egitto e le rane uscirono e coprirono il paese d’Egitto.

(Poi Mosè ed Aronne) fecero (come aveva loro ordinato il Signore): Aronne stese la mano con il suo bastone, colpì la polvere della terra e infierirono le zanzare sugli uomini e sulle bestie; tutta la polvere del paese si era mutata in zanzare in tutto l’Egitto.

(Poi) il Signore disse a Mosè: “Alzati di buon mattino e presentati al faraone quando andrà alle acque; gli riferirai: Dice il Signore: Lascia partire il mio popolo, perché mi possa servire! Se tu non lasci partire il mio popolo, ecco manderò su di te, sui tuoi ministri, sul tuo popolo e sulle tue case i mosconi.  Così fece il Signore: una massa imponente di mosconi entrò nella casa del faraone, nella casa dei suoi ministri e in tutto il paese d’Egitto; la regione era devastata a causa dei mosconi.

(Poi) morì tutto il bestiame degli egiziani.

(Poi Mosè ed Aronne)  presero fuliggine di fornace, si posero alla presenza del faraone, Mosè la gettò in aria ed essa produsse ulcere pustolose, con eruzioni su uomini e bestie.

(Poi) ci furono grandine e folgori in mezzo alla grandine: grandinata così violenta che non vi era mai stata in tutto il paese d’Egitto.

(Poi) le cavallette assalirono tutto il paese d’Egitto, così che il paese ne fu oscurato; divorarono ogni erba della terra e ogni frutto d’albero che la grandine aveva risparmiato: nulla di verde rimase sugli alberi e delle erbe dei campi in tutto il paese d’Egitto.

(Poi) Mosè stese la mano verso il cielo: vennero dense tenebre su tutto il paese d’Egitto, per tre giorni. Non si vedevano più l’un l’altro e per tre giorni nessuno di poté muovere dal suo posto.

(Ed infine) a mezzanotte il Signore percosse ogni primogenito nel paese d’Egitto, dal primogenito del faraone che  siede  sul trono fino al primogenito del prigioniero nel carcere sotterraneo, e tutti i primogeniti del bestiame.

Il tempo durante il quale gli Israeliti abitarono in Egitto fu di quattrocento trent’anni. Al termine dei quattrocento trent’anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dal paese d’Egitto. Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione.

Il      padre   di famiglia  esclama:

Di quanti grandi benefici noi siamo debitori al Creatore!

Si        canta

DAIENU

Questo ci sarebbe bastato -

Se ci avesse fatti uscire dall’Egitto
e non avesse fatto giustizia di loro,
questo ci sarebbe bastato.
Se avesse fatto giustizia di loro
e non dei loro dei,
questo ci sarebbe bastato.
Se avesse fatto giustizia dei loro dei
e non avesse ucciso i loro primogeniti
questo ci sarebbe bastato.
Se  avesse ucciso i loro primogeniti
e non ci avesse dato le loro ricchezze,
questo ci sarebbe bastato.
Se ci avesse dato le loro ricchezze
e non avesse diviso il mare per noi,
questo ci sarebbe bastato.
Se avesse diviso il mare per noi
e non ci avesse fatto passare in mezzo ad esso
all’asciutto,
questo ci sarebbe bastato.
Se ci avesse fatto passare in mezzo ad esso all’asciutto
e non vi avesse fatto affogare i nostri persecutori,
questo ci sarebbe bastato.
Se vi avesse fatto affogare i nostri persecutori
e non avesse provveduto alle nostre necessità
nel deserto  per 40 anni,
questo ci sarebbe bastato.
Se avesse provveduto alle nostre necessità nel deserto per  40 anni
e non ci avesse dato da mangiare la manna.
questo ci sarebbe bastato.
Se ci avesse dato da mangiare la manna
e non ci avesse dato il sabato,
questo ci sarebbe bastato.

Se ci avesse dato il sabato
e non ci avesse condotto al monte Sinai,
questo ci sarebbe bastato.
Se ci avesse condotto al monte Sinai
e non ci avesse dato la Legge,
questo ci sarebbe bastato.
Se ci avesse dato la Legge
e non ci avesse fatto entrare in terra d’Israele,
questo ci sarebbe bastato.
Se ci avesse fatto entrare in terra d’Israele
e non avesse costruito per noi il Tempio,
questo ci sarebbe bastato.

Tutti   esclamano:
Di quanti grandi benefici noi siamo debitori al Creatore!
Il  padre prende  il pezzo d’agnello e dice:

L’agnello pasquale che i nostri padri mangiavano quando esisteva ancora il Tempio, perché lo mangiavano?
Perché il Santo - benedetto egli sia - passò oltre le case dei nostri padri in Egitto, come è detto:

“Voi direte loro: E’ il sacrificio della pasqua (pesah) per il Signore, il quale è passato oltre (pasah) le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case”
E il popolo si inginocchiò e si prostrò   (Es. 12,26-27)

Il   padre  prende   l’azzima   e dice:

Quest’azzima che noi mangiamo, perché la mangiamo?
 
Perché la pasta dei nostri padri non ebbe il tempo di lievitare, poiché il Re dei re, il Santo - benedetto egli sia - si manifestò e li liberò subito, come è detto:

“Fecero cuocere la pasta che avevano portato dall’Egitto in forma di focacce azzime, perché non lievitate: erano infatti stati scacciati dall’Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste per il viaggio”    (Es. 12,39).

Il   padre  prende   l’erba amara   e dice:

Quest’erba amara che noi mangiamo, perché la mangiamo?
Perché gli Egiziani amareggiarono la vita dei nostri padri in Egitto, come è detto:

“Resero loro amara la vita costringendoli a fabbricare mattoni di argilla e con ogni sorta di lavoro nei campi: e a tutti questi lavori li obbligarono con durezza”   (Es. 1,14)

Il   padre di famiglia: senza nulla in mano, continua

In ogni epoca ciascuno ha il dovere di considerarsi come se egli stesso fosse uscito dall’Egitto, come è detto:

“In quel giorno tu istruirai tuo figlio: (Questa celebrazione ) è  a causa di quanto ha fatto il Signore per me, quando sono uscito dall’Egitto”.    (Es.13, 8)

Perché non solo i nostri padri liberò il Santo - benedetto egli sia - ma  noi  pure liberò insieme con loro, come è detto:
 
“Ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci”     (Dt. 6, 23).

Tutti     assieme     acclamano :
Perciò è nostro dovere
RINGRAZIARE, LODARE, CELEBRARE, GLORIFICARE,    ESALTARE,     MAGNIFICARE
colui che fece per i nostri padri e per noi tutti questi prodigi: ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalla soggezione alla redenzione, dal dolore alla gioia, dal lutto alla festa, dalle tenebre ad una luce fulgida. Proclamiamo dunque davanti a lui:        ALLELUIA!

Si    canta

Salmo 114
Rit/    Quando Israele uscì dall’Egitto, *
   Giacobbe da un popolo straniero,
Dio divenne presenza in mezzo al popolo, *
   Israele dominio del Signore.

Il mare vide e si ritrasse,  *
   il Giordano si volse indietro,
I monti saltellarono come arieti,  *
   le colline come agnelli di un gregge.

Che hai tu, mare, per fuggire,  *
   e tu, Giordano, perché torni  indietro?
Perché voi, monti, saltellate come arieti  *
   e voi, colline, come agnelli di un gregge?
 
Trema, o terra, davanti al Signore,  *
   davanti al Dio di Giacobbe,
che muta la rupe in un lago,  *
   la roccia in sorgenti d’acqua.

Segue   il  canto  di vittoria  di Es. 15

CANTO DI VITTORIA

Rit/        Voglio cantare in onore del Signore,
perché ha mirabilmente trionfato,
e ha gettato in mare
cavallo e cavaliere

Mia forza e mio canto è il Signore,
egli mi ha salvato.
E’ il mio Dio e lo voglio lodare,
è il Dio di mio padre
e lo voglio esaltare!
Il Signore è prode in guerra,
si chiama Signore.
I carri del faraone e il suo esercito
ha gettato nel mare
e i suoi combattenti scelti
furono sommersi nel Mar Rosso.
Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.     
    R/
La tua destra, Signore,
terribile per la potenza,
la tua destra, Signore,
annienta il nemico;
con sublime grandezza
abbatti i tuoi avversari,

scateni il tuo furore
che li divora come paglia.
Al soffio della tua ira
si accumularono le acque,
si alzarono le onde
come un argine,
si rappresero gli abissi
in fondo al mare.
Il nemico aveva detto:
inseguirò, raggiungerò,
spartirò il bottino,
se ne sazierà la mia brama;
sfodererò la spada,
li conquisterà la mia mano!
Soffiasti con il tuo alito:
il mare li coprì,
sprofondarono come piombo
in acque profonde.
    R/
Chi è come te fra gli dei, Signore?
Chi è come te,
maestoso in santità,
tremendo nelle imprese,
operatore di prodigi?
Stendesti la destra:
la terra li inghiottì.
Guidasti con il tuo favore
questo popolo che hai riscattato,
lo conducesti con forza
alla tua santa dimora.
    R/
Hanno udito i popoli e tremano;
dolore incolse gli abitanti della Filistea.
 
Già si spaventano i capi di Edom,
i potenti di Moab li prende il timore;
tremano tutti gli abitanti di Canaan.
Piombano sopra di loro
la paura e il terrore;
per la potenza del tuo braccio
restano immobili come pietra,
finché sia passato il tuo popolo, Signore,
finché sia passato questo tuo popolo
che ti sei acquistato.
    R/
Lo fai entrare e lo pianti
sul monte della tua eredità,
luogo che per tua sede,
Signore, hai preparato,
santuario che le tue mani,
Signore, hanno fondato.
Il Signore regna
in eterno per sempre!      
    R/

Un   lettore   legge

Da Gv  13;14;15;16
Quand’egli (Giuda) fu uscito, Gesù disse: ”Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri. Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede  in   Dio   e   abbiate    fede anche in me.

 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via  Io sono la via, la verità e la vita: Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.    Nella casa del Padre
Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!”





 






   


 

6° rito

MOTZI MATZZAH   [ benedizione azzima]

2a   COPPA
CONSUMAZIONE DEL PANE AZZIMO

I   servi   portano  la  2a  Coppa di vino  
e riempiono i bicchieri dei commensali
Il   padre  di famiglia  solleva la coppa
e  tutti recitano

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore, re dell’universo, che hai liberato noi e i nostri padri dall’Egitto e ci hai fatto giungere a questa sera per mangiare azzime ed erbe amare.
Così, o Signore Dio nostro e Dio dei nostri padri, facci giungere in pace ad altre future feste e solennità, lieti per la restaurazione della  tua  città  e  felici  per   il   ristabilimento  del  tuo  culto:  là mangeremo animali sacrificati ed agnelli pasquali, il cui sangue sarà asperso sulle pareti dell’altare in tuo onore; e in ringraziamento intoneremo un nuovo inno che canti la nostra liberazione ed il nostro riscatto.
Benedetto sii Tu, o Signore, redentore d’Israele

Tutti     bevono   il secondo bicchiere


Poi Il padre prende dal “piatto” l’azzima superiore
e quella di mezzo che era stata divisa
e alzando la prima     dice

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo, che fai uscire il pane dalla terra.

Poi   alza  la metà azzima
e   dice

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo, che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai comandato di mangiare le azzime.

Un  lettore  legge
Dt. 8,3
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.

I     servi    portano   due piatti vuoti
Il   padre  spezza  per ogni commensale le due azzime.
Tutti   mangiano  assieme  le due azzime.
Un   lettore  legge:

Gv 6, 48-59
Gesù rispose  (ai Giudei): “ Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto  e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo,
perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane   che io darò è la mia carne per la vita del mondo.  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.  Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono.  Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.
Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.
 

7° rito

MAROR   [ erba amara]

RITO DELLE ERBE AMARE

I   servi    portano in tavola
le erbe amare   e
haroseth (quanto basta)
Tutti intingono un po’ di erba amara nell’haroseth che mangiano dopo aver
recitato la seguente:

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo, che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai comandato di mangiare erbe amare.
 
8° rito

KOREK   [ avvolgere]

RITO DEL PANE E LATTUGA

Il    padre   di famiglia  prende   la   terza azzima,
la spezza per i commensali che
l’avvolgono con erba amara dicendo la seguente:

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo, che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai comandato di mangiare le azzime e le erbe amare.

Tutti   ne mangiano   intingendo
nell’Haroseth
un   lettore  legge:

Es. 12,8
In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare.

9° rito

SHULCHAN ‘OREK   [ cena]

LA CENA

I   servi   finiscono di apparecchiare la tavola.   Servono per primo uova sode,
iniziando dai primogeniti
Poi le altre portate prescritte
Alla fine la macedonia di frutta varia.
Prima di iniziare a mangiare  tutti recitano

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo, che ci nutri non secondo le nostre opere e che ci alimenti non secondo i nostri meriti, che ci elargisci oltre ogni misura la tua bontà, che nutri noi e il mondo intero con benevolenza, con grazia, con abbondanza e misericordia, che dai il pane ad ogni creatura, perché il tuo amore è eterno.
La tua infinita bontà non ci ha mai fatto mancare e non ci lascerà mai mancare il sostentamento, perché tu nutri ed alimenti ogni vivente; la tua tavola è preparata per tutti; tu disponi cibo ed alimenti per tutti coloro che nella tua bontà e nella tua immensa misericordia hai creato, come è detto: “Tu apri le tue mani e sazi amorevolmente ogni vivente”    (Sal. 145 ,16).
Benedetto sii Tu, o Signore, che nutri con bontà ogni creatura.-

Si consiglia durante la cena, di parlare dei fatti che si stanno celebrando, per arrivare poi a manifestare a tutti con gioia le proprie LIBERAZIONI avvenute durante l’anno, oppure le situazioni che ancora lo tengono schiavo e le sue speranze di liberazione.

10° rito

TZAFUN   [ nascosto]

IL RITO DELL’AZZIMA NASCOSTA

Il     padre    di  famiglia  prende
l’azzima  nascosta
e la distribuisce ai commensali
Tutti   dicono  


In memoria dell’agnello pasquale lo Afiqoman viene mangiato quando si è sazi.

I commensali    mangiano    mentre
un    lettore    legge
2Re 4,42-44
Da Baal-Salisa venne un individuo, che offrì primizie all’uomo di Dio, venti pani d’orzo e farro che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: “Dallo da mangiare alla gente”. Ma colui che serviva disse: “Come posso mettere questo davanti a cento persone?”. Quegli replicò: “Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: Ne mangeranno e ne avanzerà anche”. Lo pose davanti a quelli, che mangiarono, e ne avanzò, secondo la parola del Signore

Mt. 14,19-20
Gesù dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.  Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati.

11° rito

ROCHTZAH   [ lavare]
2a  LAVANDA DELLE MANI    (finale)

Tutti   recitano

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo, che ci hai santificati con i tuoi comandamenti  e ci hai ordinato di lavarci le mani.

I   servi   con catino ed asciugamano
si apprestano a lavare le mani ai commensali.
un    lettore   legge

Gv. 13,1-15
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose   le   vesti e,
preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita: Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di  cui  si  era  cinto.    Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse:   “Signore, tu lavi i piedi a me?”.    Gesù    rispose:  
“Quello che io faccio, tu ora   non lo capisci, ma lo capirai dopo”.
Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i piedi!”.
Gli rispose Gesù: “Se  non   ti laverò,  non avrai parte con me”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”.
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi  e   riprese   le   vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”.

12° rito

BAREK   [ benedizione]

BENEDIZIONE DOPO LA CENA

3a  COPPA (inghirlandata)

I   servi   portano la 3a coppa (inghirlandata di fiori)
- poi riempiono di vino i bicchieri dei commensali
Il padre di famiglia alza il calice    e
Tutti   dicono

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell’universo, per la vite e per il frutto della vite, per i prodotti della campagna, e per la terra desiderabile. Quello che abbiamo mangiato ci procuri sazietà; quello che abbiamo bevuto guarigione, quello che abbiamo avanzato benedizione, come è scritto:  

“Imbandì loro la mensa e mangiarono e ne avanzò, secondo la parola del Signore”    (2 Re 4,44).  
“Benedetti siate voi dal Signore, creatore del cielo e della terra”    (Sal. 115,15).  
“Benedetto sia l’uomo che confida nel Signore e che nel Signore ripone la sua fiducia”    (Ger. 17,7)  
“Il Signore dia forza al suo popolo, il Signore benedica il suo popolo con il dono della pace”      (Sal. 29,11).  
“Alzo il calice della salvezza e invoco il nome del Signore”      (Sal. 116,13).

Tutti      cantano     per tre  volte

Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore.

un   lettore  legge

1Cor 11,23-26
Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”.  Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.

Tutti      cantano     per tre  volte

Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore.

Tutti   bevono

13° rito

HALLEL   [ lode]

LA GRANDE  LODE

4a  e  5a  COPPA

I    servi   portano la     4a coppa e
la 5a coppa,  quella di Elia
che non sarà bevuta e
riempiono i bicchieri dei commensali
Nel frattempo   si canta   (o si legge):

Salmo 115
Non a noi, Signore, non a noi,  +
ma al tuo nome dà gloria,  *
per la tua fedeltà, per la tua grazia.
Perché i popoli dovrebbero dire:  *
“Dov’è il loro Dio?”:

Il nostro Dio è nei cieli,  *
egli opera tutto ciò che vuole.
Gli idoli delle genti sono argento e oro,  *
opera delle mani dell’uomo.

Hanno bocca e non parlano,  *
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,  *
hanno narici e non odorano.

Hanno mani e non palpano,  +
hanno piedi e non camminano;  *
dalla gola non emettono suoni.
Sia come loro chi li fabbrica  *
e chiunque in essi confida.

Israele confida nel Signore:  *
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore la casa di Aronne:  *
egli è loro aiuto e loro scudo.

Confida nel Signore, chiunque lo teme:  *
egli è loro aiuto e loro scudo.
Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:  +
benedice la casa d’Israele,  *
benedice la casa di Aronne.

Il Signore benedice quelli che lo temono,  *
benedice i piccoli e i grandi.
Vi renda fecondi il Signore,  *
voi e i vostri figli.
Siate benedetti dal Signore  *
che ha fatto cielo e terra.
I cieli sono i cieli del Signore,  *
ma ha dato la terra ai figli dell’uomo.

Non i morti lodano il Signore,  *
né quanti scendono nella tomba.
Ma noi, i viventi, benediciamo il Signore  *
ora e sempre.

Salmo  118
Ritornello  (cantato)
Celebrate il Signore perché è buono;  *
perché eterna è la sua misericordia.

Dica Israele che egli è buono:  *
eterna è la sua misericordia.
Lo dica la casa di Aronne:  *
eterna è la sua misericordia.
 
Lo dica chi teme Dio:  *
eterna è la sua misericordia.
Nell’angoscia ho gridato al Signore,  *
mi ha risposto il Signore, e mi ha tratto in salvo.

Il Signore è con me, non ho timore;  *
che cosa può farmi l’uomo?
Il Signore è con me, è mio aiuto,  *
sfiderò i miei nemici.

E’ meglio rifugiarsi nel Signore  *
che confidare nell’uomo.
E’ meglio rifugiarsi nel Signore  *
che confidare nei potenti.
Ritornello
Tutti i popoli mi hanno circondato,  *
ma nel nome del Signore li ho sconfitti.
Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato  *
ma nel nome del Signore li ho sconfitti.

Mi hanno circondato come api,  +
come fuoco che divampa tra le spine,  *
ma nel nome del Signore li ho sconfitti.
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,  *
ma il Signore è stato il mio aiuto.

Mia forza e mio canto è il Signore,  *
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria,  *
nelle tende dei giusti:

la destra del Signore ha fatto meraviglie,  +
la destra del Signore si è alzata,  *
la destra del Signore ha fatto meraviglie.
Non morirò, resterò in vita  *
e annunzierò le opere del Signore.
Ritornello
 
Il Signore mi ha provato duramente,  *
ma non mi ha consegnato alla morte.
Apritemi le porte della giustizia:  *
entrerò a rendere grazie al Signore.

E’ questa la porta del Signore,  *
per essa entrano i giusti.
Ti rendo grazie perché mi hai esaudito,  *
perché sei stato la mia salvezza.

La pietra scartata dai costruttori  *
è divenuta testata d’angolo;
ecco l’opera del Signore:  *
una meraviglia ai nostri occhi.

Questo è il giorno fatto dal Signore:  *
rallegriamoci ed esultiamo in esso.
Dona, Signore, la tua salvezza,  *
dona, Signore, la vittoria!
Ritornello
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.  +
Vi benediciamo alla casa del Signore;  *
Dio, il Signore , è nostra luce.
ordinate il corteo con rami frondosi  *
fino ai lati dell’altare.

Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,  *
sei il mio Dio e ti esalto.
Celebrate il Signore perché è buono;  *
perché eterna è la sua misericordia.

Ritornello  2 volte

Il  padre  di famiglia  recita  la    grande preghiera

Benedetto sii Tu,  o  Signore  nostro Dio, re del mondo intero che alimenti con bontà, con favore, con benignità   e con pietà. Per la tua grande misericordia tu ci assisti, poiché tu, Dio, nutri ed alimenti tutti.
Ti rendiamo omaggio, o Signore nostro Dio, ti celebriamo, o Re nostro, ti lodiamo, o nostro Creatore, ti glorifichiamo, o nostro Salvatore, riconosciamo la tua sovranità, o nostro Re, che concedesti in retaggio ai nostri padri una terra desiderabile, buona e spaziosa, un patto e una legge, vita e alimento; perché ci traesti dalla terra d’Egitto e ci liberasti dalla casa degli schiavi.

Abbi pietà, Signore Dio, di Israele tuo popolo, di Gerusalemme tua città, di Sion sede della tua gloria, della sovranità della casa di David, tuo eletto, e della Casa grande e santa la quale s’intitolava, come noi ci intitoliamo al tuo nome.
Padre nostro, sii il nostro Pastore, alimentaci, nutrici, provvedici, facci largo, facci largo presto, o Signore nostro Dio, da tutte le nostre angosce, Dio nostro e Dio dei nostri padri.

Si faccia strada, venga, arrivi, si presenti, sia gradita, ricercata e ricordata dinanzi a te la memoria nostra e la memoria dei nostri padri, la memoria di    Gerusalemme, la tua città, la memoria del Messia, figlio di David, tuo  servo, e la memoria di tutto il popolo; la casa di Israele, per salvezza, bene, grazia, pietà e misericordia in questo giorno di festa delle azzime, per avere in esso pietà di noi, e per salvarci.

Ricordati, o Signore nostro Dio, in esso, per bene! Pensa a noi per benedizione!  Salvaci in esso per una vita buona! Con una parola di salvezza e di pietà.  Abbi pietà e concedi grazia; abbi compassione di noi e salvaci; poiché a te sono rivolti i nostri occhi, perché tu sei Dio, Re clemente e misericordioso.
Ricostruisci Gerusalemme, la città santa, presto, ai nostri giorni. Benedetto sii tu, o Signore, tu, che per la tua misericordia riedifichi Gerusalemme.  Amen.

I   servi   spengono  le luci
ed    aprono    la porta (per Elia ).
Breve  silenzio.
Poi si riaccende la luce
e si chiude la porta.

Il  padre   di famiglia   alza la  coppa
mentre un     lettore     legge:

Mc 14,32-36
Giunsero (Gesù e i suoi discepoli) intanto a un podere chiamato Getsemani, ed egli disse ai suoi discepoli: “Sedetevi qui, mentre io prego”. Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”. Poi, andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: Abbà, Padre! Tutto è possibile a te,  allontana   da me questo calice!  Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu”.

Tutti bevono
Poi il   padre   di famiglia   prosegue


L’anima di ogni vivente benedirà il tuo nome, o Signore nostro Dio, e lo spirito di ogni creatura ti glorificherà ed esalterà continuamente.

Per l’eternità tu sei Dio e oltre a te, non c’è per noi, redentore o salvatore che ci riscatti, ci liberi, ci esaudisca, abbia pietà di noi in ogni tempo di angosce e difficoltà.
Non abbiamo un re che ci dia aiuto e sostegno, all’infuori di te.
Dio di tutte le creature, Signore di tutti gli esseri, degno di illimitata lode, che governa il suo mondo con benignità e le sue creature   con   misericordia : o  Signore sempre  desto,  che  non   dorme,   che,  anzi,  sveglia i dormienti e desta gli assopiti, risuscita i morti, risana i malati, illumina i ciechi, raddrizza i curvi, dà la favella ai muti! A te, solo a te, rendiamo omaggio!
Quand’anche la nostra bocca fosse piena di inni, come il mare è pieno d’acqua, la nostra lingua di canti, numerosi quanto le sue onde, se i nostri occhi fossero luminosi quanto il sole e la luna, le nostre braccia uguagliassero l’apertura d’ali delle aquile del cielo e i nostri piedi fossero veloci come quelli dei cervi, non riusciremmo a renderti i dovuti omaggi, o Signore nostro Dio, e a benedire il tuo nome, neanche per uno solo dei numerosi benefici, prodigi e meraviglie che tu operasti in favore nostro e dei nostri padri; perciò tutte le membra che hai distribuito in noi renderanno omaggio, benediranno, loderanno, encomieranno, canteranno il tuo nome continuamente; ogni bocca infatti deve renderti omaggio,  ogni  lingua  deve lodarti, ogni occhio deve guardare a te, ogni ginocchio deve a te inchinarsi, chiunque deve prostrarsi.

Dalla bocca dei retti tu sii esaltato, dalle labbra dei giusti benedetto, dalla bocca dei pii santificato, dal cuore dei santi lodato!

Nelle numerose assemblee del tuo popolo, è dovere di tutte le creature nei tuoi confronti, o Signore, ringraziare, lodare, magnificare, glorificare, esaltare, benedire, sciogliere i canti e le lodi di David, tuo eletto.

Ed ora    tutti   i commensali      acclamano

Pertanto sia lodato per sempre il tuo nome, o nostro Re, o Dio grande e santo, nel cielo e sulla terra, poiché a te si addicono, o Signore, per sempre, canti,  lodi, inni e salmi, forza e dominio, vittoria, grandezza, potenza, maestà e gloria, santità e sovranità, benedizioni e azioni di grazie, al tuo nome che è grande e santo: per l’eternità tu sei Dio.    Amen!

14° rito

NIRTZAHK   [ accettazione]

CONCLUSIONE DELLA CENA


Il   padre   di famiglia  conclude  il rito
dicendo:

La cerimonia del Seder Pasquale si è compiuta secondo tutte le norme e i riti.
Come oggi ci è stato concesso di ricordare il sacrificio, così un giorno possiamo compierlo realmente
O Essere purissimo, che abiti i cieli, risolleva il popolo
innumerevole, riconduci presto i virgulti della tua pianta, ormai redenta, in Sion con canti di gioia.
Dio misericordioso, benedici questa casa e questa famiglia che ha dato ospitalità, benedici ciascuno di noi nel tuo grande nome, come hai benedetto i nostri padri Abramo, Isacco e Giacobbe, in tutto, con tutto, completamente.
Diciamo:      Amen.

Tutti   ripetono

AMEN!

Canto    finale

Schemmà Israel,      Adonai Elohenù,       Adonai Ehad.

(Ascolta Israele, il Signore è il tuo Dio, il Signore è uno).