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Gruppi di lavoro e progettazione 2007-2008

GRUPPI DI LAVORO E PROGETTAZIONE

Gruppo di lavoro e progettazione

Tenendo  presente le 5 Categorie  di valori essenziali  definiti,ciascun operante con riflessione e discernimento ha scelto  la  “sua categoria”,  cioè quella più adatta alla sua indole e al suo modo di essere, senza estraniarsi dalle  altre, così da formare  5  gruppi  di  “lavoro”.

Ecco, in sintesi l’impostazione data ai singoli gruppi:

 

  STILE DI VITA    e     

2°  BILANCIO DI GIUSTIZIA FAMILIARE

 

Questi 2 Valori si possono accomunare, dato che non può esserci l’uno senza l’altro.

“Stile di vita”  vuol dire che la nostra vita deve corrispondere agli ideali che ci siamo proposti.

“Bilancio di giustizia” vuol dire che la nostra vita deve essere “bilanciata” da un comportamento di giustizia che dobbiamo poi riversare sugli “altri”.

Quindi dobbiamo rivestirci di quelle virtù evangeliche che fanno di noi l’uomo  “giusto”.

Questo deve essere il risultato di un cammino di conversione continuo, sia a livello individuale, sia familiare, sia comunitario.

“Stile di vita” vuol dire conformarci al disegno divino che scopriamo nella vita di ogni giorno.

“Bilancio di giustizia familiare” vuol dire essere rispettosi dell’ordine morale, amanti della genuina libertà, svolgendo la propria attività con senso di responsabilità, con lo sforzo di perseguire tutto ciò che è vero e giusto, seguendo la linea evangelica (Comp. DSC  par. 530).

 

Il “nucleo” interno operante è la virtù della  sobrietà.

La  sobrietà deve essere una nota di stile  caratteristica e visibile di chi fa e vive nella società: sobrietà nelle parole, sobrietà nell’esibizione di sé, sobrietà nello stile di vita.

La sobrietà è personale, ma si riflette immediatamente sugli altri nell’ambito della comunità  e del vivere sociale.

Così, meno preoccupati di noi stessi e dei nostri beni, saremo più liberi di “vedere” i bisogni della gente, di ascoltarla, di capirla, di operare scelte giuste per il bene di tutti.

La sobrietà non è una questione solo economica, ma tocca una sfera molto più ampia del nostro agire e del nostro stesso essere.

 

  ASCOLTO  e  ACCOGLIENZA

 

L’Ascolto e l’Accoglienza affondano le proprie radici nel terreno del percorso compiuto lungo diversi anni  intorno al “Pensiero sociale della Chiesa”. In particolare, l’humus per la nascita e la sua crescita, penso si possa trovare nelle parole del nr.  552 del “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa”  che è stato oggetto delle nostre riflessioni nella giornata del 5 marzo 2006 guidata da Padre Maurizio, e dice:

Tra gli ambiti dell’impegno sociale dei fedeli laici emerge anzitutto il servizio alla persona umana: la promozione della dignità di ogni persona, il bene più prezioso che l’uomo possiede, è il compito essenziale anzi, in un certo senso, il compito centrale e unificante del servizio che la chiesa e, in essa, i fedeli laici sono chiamati a rendere alla famiglia degli uomini”

 

Il Gruppo Ascolto/Accoglienza ha il compito del maggiordomo che “apre la porta a chi bussa” e “lo fa accomodare nel salotto buono” dove potrà “conversare (meglio dialogare)” in un clima caldo, comprensivo e....accogliente, con persone che hanno imparato a regalare ascolto.

L’ascolto ha bisogno di essere restituito: non si tratta solo di comprensione nel linguaggio, ma di accoglienza reciproca e di scambio prospettico.” (dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa).

 

Il passo successivo all’accoglienza sarà prevalentemente compito del Gruppo Accompagnamento che, tenuto conto delle informazioni raccolte nella fase dell’ascolto che non è rivolto solo al bisogno della persona,  ma ricerca insieme la dignità e il bene della persona, si metterà a fianco del “malcapitato” per sostenerlo  lungo il cammino della  rinascita.

 

La prima forma in cui si assolve tale compito (servizio alla persona umana ndr) consiste nell’impegno e nello sforzo per il proprio rinnovamento interiore..          Dalla conversione del cuore scaturisce la sollecitudine per l’ uomo amato come fratello”. (dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa).

 

 Dalla conversione del cuore nasce, come primo atto cosciente,  la sollecitudine a porsi in ascolto dell’altro.

“L’ascolto /servizio necessita dell’ascolto di se stessi per un giudizio sul proprio stile di vita teso al rinnovamento interiore”

Solo conoscendo sempre meglio se stessi (vizi, virtù, pensieri, atteggiamenti, tendenze) possiamo non stupirci di vedere gli stessi elementi costitutivi della personalità nell’altro e quindi esercitare un’indulgente accettazione di chi ha bussato alla nostra porta e chiede di essere preso in considerazione.

La convinzione che la comprensione dell’altro passa anche attraverso la conoscenza di sé, ha generato la proposta dell’ENNEAGRAMMA : un itinerario alla scoperta di sé, alla quale sono già state dedicate due giornate, ma che potrà essere contenuto formativo per altri momenti.

Naturalmente, partendo dal presupposto che la crescita personale non è mai conclusa, tematiche inerenti i dintorni delle 3 ‘A’  (Ascolto,Accoglienza,Accompagnamento)  saranno riproposte per arricchire o semplicemente, rinverdire il bagaglio delle risorse personali.

 

  ACCOMPAGNAMENTO

Lo specifico del gruppo accompagnamento, qual è?

La specificità del gruppo accompagnamento è il tentativo  di sostenere la famiglia mettendo in atto un diverso modo di agire rispetto ai soggetti sociali che già operano nel settore e questa diversità può essere  il valore aggiunto che ci differenzia.

 Ad esempio: i centri d’ascolto parrocchiali non riescono e non possono offrire relazioni, sia per la grande richiesta di bisogni, sia perché attenti più alla risoluzione dei problemi di disagio immediato.

La relazione con l’altro può essere quel valore aggiunto, così altrettanto lo può essere la trasmissione di una cultura democratica e sociale in cui è necessario muoversi e questo in special modo favorisce l’integrazione di coloro che provengono da altri continenti.

 

Quale strada intende perseguire il gruppo nei suoi rapporti esterni?

Questo gruppo, intende muoversi nei suoi rapporti esterni, percorrendo la strada del

disciplinato lavoro, in una solidale collaborazione con una rete di soggetti sociali presenti sul territorio perchè  da soli non è possibile affrontare situazioni di disagio complesse.

Questa collaborazione con un’ ampia rete di soggetti sociali  affidabili può stimolare un processo di trasformazione sia in coloro che  si rivolgono a noi perché si trovano in uno stato di bisogno, sia negli stessi collaboratori della rete che non sono solo gli altri, ma anche i soci dell’associazione

In altre parole lo scopo dell’accompagnamento non è solo quello di  tentare di risolvere una situazione di disagio economico, ma anche quello di promuovere processi di sussidiarietà nel senso di aiutare la persona a trovare in sé stessa le energie per affrontare la condizione del disagio.

In questo processo sono coinvolte importanti virtù, come la diligenza, la laboriosità, la prudenza nell’assumere ragionevoli rischi, l’affidabilità e la fedeltà  nei rapporti interpersonali, la fortezza nell’esecuzione di decisioni difficili e dolorose, ma necessarie per il lavoro comune .

 

Come coinvolgere gli altri gruppi ( rapporti interni) ?

Nei suoi rapporti interni per affrontare la richiesta di aiuto, il gruppo intende collaborare con gli altri gruppi alla costruzione, di un  ampio progetto  che tenga conto di tutta la condizione familiare  di disagio e che la affronti nei suoi molteplici aspetti.

²     L’emergenza immediata (  es. alimenti , microcredito) in collaborazione con gruppo gestione risorse.

²      L’aspetto educativo che spazia dall’aiuto a maturare una migliore capacità di gestione del denaro che spesso è uno dei fattori  che determinano o aggravano la crisi economica della famiglia, ( quindi collaborazione con i gruppi stile di vita e bilancio di giustizia) .

²     In collaborazione con il gruppo ascolto non solo per ricevere istruzioni sul come muoversi, ma  per una  conoscenza reciproca della realtà socio-culturale in cui viviamo, perché non basta ascoltare solo la famiglia , ma vanno ascoltati  anche tutti i soggetti coi quali abbiamo  o dovremo relazionarci per accompagnare chi si trova nel bisogno.

 

  POZZO D’ACQUA  VIVA:  modalità di gestione

 Pozzo di acqua viva

Il 5° Gruppo   ha il  compito particolare di “costruire” il “POZZO D’ACQUA VIVA”.

Una denominazione  simbolica, riferita  all’incontro di Gesù con la  “donna samaritana presso il Pozzo di Giacobbe”, come si legge nel Vangelo di Giovanni al cap. 4.

Si parla di “attingere  acqua” dal pozzo, si parla di “dammi da bere”, si parla di un’acqua che “darà Gesù a chi ha sete”, si parla di  “acqua viva” …

Questo “Pozzo” raccoglie i Valori, sopra espressi, raccoglie il lavoro di riflessione e se necessario di conversione  di tutti gli operanti, e soprattutto  raccoglie il Cristo stesso da cui scaturisce  il tutto come “acqua viva” che possa ridare  “salute”, “salvezza”, sia materiale, sia  economica, sia spirituale, sia civile in dignità e serenità.

 

Su questa base ha operato il 5° Gruppo, affinché questo “Pozzo”, da semplice denominazione simbolica, potesse diventare una realtà aperta alle Famiglie “bisognose”, non solo di sostentamento economico e materiale , ma anche e soprattutto spirituale, etico, culturale.

RISULTATO FINALE

 

Per agire nel miglior modo possibile  nel contesto sociale per raggiungere l’obiettivo proposto,  cioè:    “attivare progetti di economia etica per sostenere  la famiglia”viene costituita in data 10 giugno 2008            l’  “ASSOCIAZIONE POZZO D’ACQUA VIVA” ( A P A V )

registrata con  Statuto  e Atto Costitutivo notarile il 10 giu. 2008 a Milano e alla Agenzia  delle Entrate il 13 giu. 2008.